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La creazione del Leviatano

Raffi Misul

Alla vigilia di Sheminì Atzèret, congedandosi dalla Sukkà, c'è l'uso, presso alcune Comunità, di recitare una particolare formula piuttosto interessante: "Possa essere la Tua volontà o S-gnore, nostro D-o e D-o dei nostri padri, che come ho portato a termine questa mitzvà (precetto) e ho abitato in questa Sukkà, abbia il merito per il prossimo anno di sedere nella Sukkà del Leviathàn".

Se la formula di augurio è ben comprensibile, rimane, invece, piuttosto oscura la natura e l'aspetto di questo Leviathàn.

E' notevole rilevare che, proprio durante lo Shabbàt successivo alla festa di Simkhàt Torà, il primo Shabbàt del nuovo anno in cui si ricomincia la lettura del rotolo della Torà, Shabbàt Bereshìt, ci sono accenni molto profondi che si riferiscono proprio al Leviathàn.

Dopo gli importanti versetti, pieni di simbologia e mistica, che raccontano la Creazione dal nulla di tutta la Natura come noi la conosciamo, la Torà ci racconta che: "D-o creò i grandi mostri acquatici…" (Bereshìt 1,21).

Da notare immediatamente che la Torà impiega l'espressione "creò" e non "fece" per indicare che la genesi di questi "mostri acquatici" è indubbiamente diversa.

E, infatti, i commentatori se ne accorgono (Hor haKhaym,Bereshìt 1,21). Il Talmùd (Babà Batrà 74), secondo anche la citazione di Rashì (Bereshìt 1,21) tratta proprio della natura di questi "mostri" Leviathàn.

Innanzitutto D-o ne creò soltanto due, un maschio e una femmina.

Anche il profeta Yeshayà’hu profetizza a proposito  del Leviathan: "Il serpente bariakh e il serpente akalatòn" (Yeshayà’hu 27,1).

Rashì spiega che bariakh è il maschio perchè era eretto come il ferro, mentre akalatòn è la femmina perché era arrotolata attorno a tutto il Creato.

La Natura di queste creature è talmente elevata che D-o castrò il maschio (per evitare che si accoppiasse con altre specie acquatiche) e uccise la femmina perchè se avesse procreato, il Mondo non avrebbe resistito alla loro potenza.

La perfezione  può essere raggiunta soltanto dall'unione della parte maschile con quella femminile. Anche l'uomo è completo solo in potenza e non in atto. Raggiunge la completezza in atto solo con l'unione con la propria moglie (Gur Arie, Bereshìt 1,21). L'unione dei due Leviathàn avrebbe distrutto il Mondo.

D-o stesso, quindi, mise il corpo della femmina sotto sale per poterla offrire in pasto ai Giusti al momento della venuta del Messia (Rashì, Bereshìt 1,21).I Tehillìm cantano: "Quanto numerose sono le Tue opere, o S-gnore!…ecco il mare, è grande e vasto…questo Leviathàn che hai creato perchè vi si diletti (Tehillìm 104, 24-26).

Compresa la natura mistica di queste creature, rimaniamo sorpresi dal fatto che, secondo il Midràsh, che Rashì cita, al momento della venuta del Messia, i Giusti mangeranno.

Infatti, secondo il Talmùd (Berakhòt 17.), nel Mondo Futuro scompariranno i bisogni di mangiare e bere. Invece, in questo caso, seppure si tratti di un pasto molto particolare è sempre un pasto.

D'altra parte, sappiamo che nei momenti in cui si raggiunge la spiritualità più alta i bisogni materiali vengono meno: "(Sul monte Synài, Moshè) non mangiò pane e non bevve acqua" (Shemòt  34,28). Secondo il Maharàl di Praga, è necessario fare una precisazione.

Esistono fondamentalmente due tipi di pasto. In questo Mondo ogni individuo si ciba  per completare quello di cui ha bisogno, sia in termini di materialità che in termini di spiritualità.

In ogni cibo, infatti,  non solo ci sono le sostanze indispensabili per la sopravvivenza ma anche una spiritualità nascosta. Infatti, più le creature progrediscono e più elevato è il livello dei loro cibi e, ovviamente, l'uomo è in cima alla scala di questa particolare distinzione. Il cibo per gli animali non è certo adatto agli uomini sotto tutti i punti di vista.

Al momento della venuta del Messia, prima di entrare nel Mondo Futuro, D-o offrirà questo pasto particolare ai Giusti che se lo meriteranno per entrare in uno stato di completezza spirituale (Gur Arie, Bereshìt 1,21).

D-o scelse proprio il Leviathàn perché fu creato dall'acqua, elemento di per sé molto particolare, prima che Adamo ed Eva peccassero mangiando un altro particolare cibo, il frutto dell'albero al centro del Giardino dell'Eden (Hafèz  Khaym).

Il peccato originale, oltre alle conseguenze che ben conosciamo, comportò anche la necessità della resurrezione dei morti per poter purificare anche il corpo (M.H.Luzzato, Derekh H", cap.3, par.8 e 9).

Ecco perché ci auguriamo alla fine di Sukkòt di godere del Leviathàn: ci auguriamo di poter accogliere il Messia in stato di completezza fisica e spirituale, entro l'anno appena iniziato. 
 

Fonte: "Scintille di verità a Livorno".

Pubblicato domenica 24 luglio 2011 alle 10:01:15

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