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logo chabad text black 01/07/2026
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Il Chai Center di Milano: una serata dedicata al Rebbe e al futuro della comunità

Articolo tratto da una pubblicazione del magazine Echad.

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Il racconto dell'inaugurazione del nuovo Chai Center di Chabad Milano, dedicato al Rebbe nel 3 di Tammuz

A qualche settimana dall'inaugurazione del nuovo Chai Center di Chabad Milano, desideriamo condividere il racconto di chi ha vissuto quella serata in prima persona. Una testimonianza che conserva l'entusiasmo e le emozioni di un momento destinato a segnare una nuova tappa nella vita della comunità.


Inaugurato il Chai Center di Milano, in via Alunno, il 3 di Tammuz (18 giugno), giornata che nel calendario Chabad ricorda il Rebbe di Lubavitch.

Un altro fiore all'occhiello dell'organizzazione Chabad Milano.

Una cena di gala ha presentato il nuovo centro comunitario Chai ("Vita") dell'organizzazione Chabad Milano. All'aperitivo nel cortile è seguita la cena.

La grande sala si è mostrata per la prima volta agli invitati: vestita di drappi bianchi e adorna di festoni, con i tavoli rotondi imbanditi con eleganza. Ci attendeva già ad ogni posto un fresco antipasto a base di melograno e rucola, preludio dei gustosi piatti che sarebbero seguiti e piacevole contrasto cromatico con il bianco predominante.

Il nuovo Chai Center nasce come uno spazio dedicato alla vita ebraica, allo studio, alla preghiera e all'accoglienza. Un luogo pensato per le nuove generazioni e per tutti coloro che desiderano avvicinarsi all'ebraismo, nel solco della visione del Rebbe.

Viene dapprima letto il Salmo "del Rebbe" e poi, in un'atmosfera festosa, sale sul palco Rav Ashkenazi, che ci parla della fiducia incrollabile del Rebbe in ogni ebreo, della capacità di ciascuno di raggiungere il proprio potenziale spirituale e di contribuire ad avvicinare la Gheulà.

Il galut (l'esilio) è stato portato dalla mancanza di amore e rispetto per il prossimo. Ma possiamo e dobbiamo fare qualcosa per modificare questo stato di cose.

"Non sentitevi umili", dice il Rebbe, a cui tutto l'impegno Chabad è dedicato. "Ogni ebreo ha la forza di portare la Gheulà."

Incrementando gli atti di bontà, applicandosi nello studio della Torah e nella preghiera. Questi sono canali diretti con Dio, che permettono una connessione autentica. Poiché ogni singola parola e azione hanno un grande significato e conseguenze, il Rebbe ci esorta a prendere su di noi la responsabilità di contribuire alla redenzione del popolo ebraico. Ognuno deve sentire su di sé l'onore e il privilegio di fare ciò che è giusto.

La forza necessaria ci viene da Dio, ed è a Lui che dobbiamo rivolgerci principalmente. Ma possiamo anche rivolgerci spiritualmente al Rebbe. L'ebraismo ci incoraggia ad affidarci alla guida della generazione.

Ogni giorno il Rebbe accoglieva migliaia di persone e le loro richieste di benedizione, aiuto, consiglio e conforto a Crown Heights, nello storico edificio al numero 770 di Eastern Parkway. Ogni persona che gli passava davanti riceveva la sua massima attenzione. Gli occhi chiari come il cielo del Rebbe entravano nei suoi, e tutto il mondo intorno sembrava non esistere più in quel momento.

Così è accaduto a migliaia di persone, ognuna delle quali riceveva un dollaro da destinare alla tzedakà. E, soprattutto, quel gesto sembrava dire:

"Sono tuo socio in ogni tua impresa."

Questo aspetto era, ed è, essenziale. Il Rebbe credeva, e continua a ispirare questa convinzione, nel fatto che ognuno di noi possa raggiungere il proprio massimo potenziale.

Ci raccomandava inoltre di tenere bene a mente che, sebbene il Secondo Bet HaMikdash sia stato distrutto dall'esercito romano guidato da Tito, la tradizione ebraica insegna che la sua causa spirituale fu il sinat chinam, l'odio gratuito, la mancanza di rispetto e la crudeltà di un ebreo verso un altro. Questo dovrebbe farci riflettere. Tuttavia, un singolo ebreo può, allo stesso modo, contribuire a portare la redenzione. Un singolo atto di gentilezza può spostare la bilancia che pesa le nostre azioni e avvicinare la costruzione del Terzo Bet HaMikdash.

Così conclude Rav Ashkenazi, egregiamente tradotto in simultanea da Morè Joseph Al Haddad, e passa la parola a Rav Martinetti, che ricorda con grande affetto Rav Rodal, capace di incoraggiare generazioni di studenti, e quanto sia fondamentale accogliere chi desidera avvicinarsi all'ebraismo. Anche attraverso iniziative e spazi adeguati, come il progetto Chai Center.

La generosità di grandi benefattori ha permesso di immaginare un edificio di 1.400 metri quadrati, che accoglierà italiani e visitatori da tutto il mondo, con spazi dedicati alla preghiera, alle attività ricreative, una biblioteca e un museo. Affinché i giovani possano scoprire la ricchezza dell'ebraismo e la vitalità di Milano.

Dopo la cena, la serata si è conclusa con la consegna, da parte di Rav Tzemach, dei certificati di completamento del percorso rabbinico ai giovani che hanno studiato presso di lui, e con l'invito rivolto a ognuno a diventare partner del Chai Center, il cui merito della fondazione va a Mrs. Freida e Rav Sendy Wilshanski, Rav Tzemach e al signor Federico Musso.

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