Iscriviti alla newsletter per essere sempre aggiornato!
@
|
Articolo tratto da una pubblicazione del magazine Echad.
Canale WhatsApp di divulgazione:
👉 Iscriviti al canale WhatsApp di Echad
Ci siamo riuniti lo scorso 10 giugno al Centro Culturale Beith Shlomo - in Corso Lodi, a Milano - che è anche sede del Museo della Brigata Ebraica, per parlare di antisemitismo con Davide Romano, direttore del museo, Daniele Nahum, consigliere comunale di Azione, e Stefano Gatti, ricercatore della Fondazione CDEC e dell'Osservatorio sull'antisemitismo. Modera Roberto Zadik.
Il titolo dell'evento, "Antisemitismo? In fondo, a sinistra", prepara le domande e dà un filo conduttore. Perché ci si aspetterebbe che il fenomeno - che esiste da quando sono comparsi gli ebrei - fosse oggi più una espressione della destra. Invece emerge dall'analisi condotta dagli ospiti che il fenomeno appare, e con forza, anche dalla sinistra, diventando un giano bifronte.
I due estremi si toccano, dice Zadik, soprattutto dopo il 7 ottobre 2023, quando si gridò al genocidio dei palestinesi a due settimane dal massacro compiuto sui civili israeliani, quando uno scioccato e dolorante Israele cominciava a reagire in modo metodico all'invasione sanguinaria sul suo territorio, scovando i primi artefici della strage e facendo saltare i primi tunnel.
Da questo punto prende avvio una riflessione più ampia sul modo in cui il conflitto è stato raccontato e percepito dall'opinione pubblica.
Si parlò nel nostro popolo di genocidio ebraico, quando apprendemmo i numeri spaventosi di quello Shabbat definito "nero", quando tutti inorridivamo man mano che apprendevamo la portata delle crudeltà inflitte ai nostri civili indifesi. E la parola odiosa venne presa e rimbalzata su chi di genocidio era vittima. Tutta l'attenzione che l'esercito ebraico mise nell'avvertire in arabo la popolazione palestinese, nelle operazioni chirurgiche dirette solo a colpire i mandanti e i loro combattenti, nel soccorso portato alla popolazione in fuga, non servirono a metterlo al riparo dalle calunnie che presto si impadronirono dei media.
Il fenomeno si è allargato come un incendio, divampando in tutte le discussioni e insinuandosi in tutti gli ambiti. Per mesi gli ebrei di tutto il mondo, uniti nel panico e nel dolore per un parente o un amico morto o ferito o rapito dalle bestie di Hamas, non hanno reagito a questa onda crescente di odio subdolo e spesso senza volto che si è impossessata dei social. Presi dal cordoglio e interessati più a far circolare le notizie in presa diretta della situazione che a dare importanza alla malevolenza, riflette Davide Romano, chiusi in formazione di difesa, con gli scudi a proteggersi, hanno sottovalutato la minaccia crescente.
Quando ci siamo accorti, l'opinione pubblica era già presa, convinta, sorda a qualunque nostra protesta, a qualunque evidenza, prova o ragionamento logico che potevamo portare per scagionarci dalle accuse tremende e false che ci venivano mosse.
Da qui, secondo i relatori, si è verificato un passaggio ulteriore e particolarmente preoccupante.
Quindi, dalle critiche allo Stato israeliano, si è passati all'odio generalizzato verso tutti gli ebrei, che vivano o meno in Israele.
Da lì alle violenze verbali e fisiche agli ebrei, il passo è stato brevissimo. Le Università - questi regni dove dovrebbe predominare il pensiero aperto e informato - sono diventati luoghi di odio e di aperta discriminazione. Le piazze e le strade sono state invase dai propal, e ogni occasione era buona per insultare Israele - anche la sfilata della Brigata Ebraica il 2 giugno, come ricorda Daniele Nahum - o per imbrattare i muri e i cartelli stradali di bandiere e scritte a sostegno di una Palestina che di civile ha ben poco, di democratico ancora meno, e di fatto è schiava di terroristi al soldo dell'Iran.
A questo punto la discussione si è concentrata sui protagonisti di queste manifestazioni di odio.
Ma da chi vengono qui le violenze crescenti contro gli ebrei? Si può fare l'identikit dell'antisemita?
Le informazioni sui fomentatori di odio sui social, spiega Stefano Gatti, non sono attendibili, dato che i falsi profili sono più dei veri. Solo le aggressioni fisiche ci ridanno dei volti e delle carte di identità: sono in larga prevalenza musulmani estremisti, come ci si aspettava.
L'analisi fatta ci ridà una situazione preoccupante: l'antisionismo è antisemitismo a tutti gli effetti, e i canali media fanno da gran cassa di informazione distorta e piena di odio.
La domanda finale resta inevitabile.
Che fare? Certamente continuare a parlarne e tenersi in qualche modo pronti.

Iscriviti alla newsletter per essere sempre aggiornato!
@
Iscriviti alla newsletter per essere sempre aggiornato!
@
Hai ricevuto una mail di benvenuto all'indirizzo: