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Discorso del Rabbino Capo Sacks al Convegno Mondiale Chabad

Tradotto da: Lorenza Cordovani

Importanti indicazioni per essere e diventare uno Shaliach sono state date dal Rabbino Capo che nel suo discorso essenziale ha voluto offrire spunti di riflessione tratti proprio dalla sua esperienza a contatto con il Rebbe. Video.

 

 Rabbi Krinsky, Rabbi Shemtov, Rabbi Kotlarsky, Rabbi Sudak, Rabbi Lew, tutti rappresentanti di Chabad provenienti dalla Gran Bretagna, tutti gli Shluchim da ogni parte del mondo, distinti in ospiti e amici. Posso riassumere le mie emozioni di questa serata in una sola parola: “Wow”! In due parole: “doppio wow”!  Se non lo avessi visto non c’avrei mai creduto!  Rabbi Kotlarsky mi disse che avrebbe invitato un po’ di amici…. Ma ora devo dirvi, mikerev lev – dal profondo del mio cuore , di aver ricevuto molti onori ma nessuno così commovente e toccante come è questo.

Voi Shluchim siete fra le persone più importanti nel mondo ebraico oggi. State portando la Shechinah (rivelazione divina) in luoghi dove forse, non era mai stata conosciuta. State portando la Shechinah in vite che mai l’avrebbero conosciuta e state trasformando il mondo ebraico. E perché lo state facendo? Perché direttamente o indirettamente siete stati toccati, come lo sono stato io, da uno dei più grandi leader ebrei non solo di questo tempo, ma di tutti i tempi.

Ci sono stati grandi leader nel corso della storia ebraica, ma io non conosco precedenti, che abbiano saputo trasformare visibilmente e in modo così concreto ogni singola comunità nel mondo includendovi molte parti del mondo stesso che mai avevano avuto una comunità ebraica prima. Lasciatemi raccontare una breve storia: è successa 41 anni fa. Elaine e io eravamo in luna di miele. Decidemmo di andare sulle Alpi svizzere. Non ero mai stato in montagna prima di allora. Andammo ed arrivammo.

C’era un bellissimo sole splendente. La vista era magnifica. La mattina successiva aprii la finestra ed esclamai: “ Chi ha mosso le montagne? Sono sparite!” Poi guardai di nuovo e vidi che erano coperte da una coltre di nuvole. Cosa fare? Eravamo venuti per scalare le montagne e non potevamo tornare indietro senza farlo. Ma non potevamo vedere che due o tre passi per ciascuna direzione. Non sapevamo dove stavamo andando, non sapevamo come, e se fossimo arrivati da qualche parte, come tornare indietro. Così dissi ad Elaine: “E’ molto semplice, canteremo delle canzoni (niggunim) di Chabad”. Mi chiese: ”Perché cantiamo gli Chabad niggunim?”. Le risposi:” Molto semplice. Perché se un ebreo si perde in qualsiasi parte del mondo, Chabad lo ritroverà.”

E tutto questo per dire che grazie al Rebbe, zechusoh vagen aleinu (di benedetta memoria), così era e così è. Siete stati toccati dalla grandezza e ciascuno di voi è divenuto grande.  Inoltre io dico che tutti gli Shluchim e tutte quelle meravigliose persone che sostengono il loro lavoro e lo rendono possibile: yehi ratzon shetishreh shechina bemasei vedeichem- Possa D-o benedire tutti voi. Amen

L’amico Rabbi Kotlarsky mi ha chiesto di raccontarvi una breve storia personale, di come il Rebbe  abbia cambiato la mia vita. Ho dato il mio assenso non perché io pensi che la mia storia sia speciale. Non lo è, ma spero che  raccontando queste storie ci ricordiamo che cosa è Chabad e cosa la rende così speciale. E’ una storia in tre atti; la prima si svolge nel 1968 quando io ero uno studente al secondo anno di università. Avevo già incontrato Chabad, perché Rabbi Shmuel Lew e Rabbi Faivish Vogel vennero in visita a Cambridge. Erano fra i primi che venivano a visitare i campus e io ero uno dei primi che ne traevano beneficio. Vennero ( in visita a Cambridge) l’estate del 1968 e io poi venni in America per incontrare i grandi rabbini di quel tempo, e ciascuno di essi, ogni singolo rabbino che incontrai là, diceva: “Devi conoscere il Rebbe”.

Così mi recai in Eastern Parkway 770, ed entrai. Dissi al primo Chassid che incontrai: “Vorrei parlare con il Rebbe” . Cominciò a ridere. Mi disse: “ Sai quante migliaia di persone stanno aspettando per incontrare il Rebbe? Toglitelo dalla testa”. Dissi:” Sto viaggiando per l’America, qui c’è il numero di telefono di mia zia a Los Angeles, se è possibile, mi chiami”.

Settimane dopo ero a Los Angeles, venne motzei Shabbat, il telefono squillò era Chabad: “ il Rebbe la incontrerà giovedì”. Non avevo denaro a quei tempi, tutto ciò che avevo era un biglietto dell’autobus Greyhound. Non so se siete mai stati da Los Angeles a New York a bordo di un bus Greyhound.. Settantadue ore senza mai fermarsi seduto su quell’autobus. Arrivai al 770, e giunse anche il momento in cui fui introdotto nello studio del Rebbe. Gli posi domande di carattere intellettuale e filosofico. Egli mi dette risposte di carattere intellettuale e filosofico e poi fece quello che nessun altro aveva mai fatto. Invertì i ruoli e cominciò a pormi domande. Quanti studenti ebrei ci sono a Cambridge? Quanti sono coinvolti in una vita secondo gli usi ebraici? Cosa sto facendo io per portare altre persone all’interno? 

Ora io non ero lì per diventare uno Shliach. Ero venuto per chiedere alcune domande semplici, e tutto ad un tratto lui mi stava confrontando. Così feci una cosa tipicamente inglese. Come sapete l’inglese può creare frasi come nessun altro… Loro possono costruire le più complesse scuse per non fare niente  più di ogni altra persona sulla terra.

Così iniziai la frase “ Nella situazione in cui mi trovo..” – e il Rebbe fece qualcosa che io penso fosse inusuale per lui, mi fermò nel mezzo della frase. E disse: “nessuno si trova in una situazione; ti sei messo in una situazione. E se ti ci sei messo, puoi metterti in un’altra!”

Quel momento cambiò la mia vita. Qui c’ero io, un nessuno proveniente da nessun luogo, e c’era il più grande leader del mondo ebraico che mi stava sfidando non ad accettare una situazione, ma  a cambiarla. E a quel punto capii cosa ho ripetuto tante volte: Il mondo ha sbagliato. Quando pensano che la cosa più importante riguardo al Rebbe sia il fatto che avesse tanti discepoli, dimenticano la cosa più importante: un buon leader crea discepoli, un grande leader crea leader. Questo è quello che il Rebbe ha fatto per me e per migliaia di altre persone. Amici, quel particolare episodio ha una fine inusuale. Stavo per lasciare gli Stati Uniti e tornare in Inghilterra sul mio volo charter una domenica di agosto o all’inizio di settembre, non ricordo quando esattamente.

Così il giorno prima, Shabbos, c’era un grande farbrengen e uno Chassid mi disse: “ Stai tornando in Inghilterra? Prendi una bottiglia di vodka. Sali dal Rebbe in un niggun, durante il farbrengen e lui zog a le’chaim (dirà un Lechaim), e tu la porterai con te e quella sarà la vodka del Rebbe” Così a metà del farbrengen, c’erano migliaia di persone là, salii dal Rebbe e gli chiesi di dire un le’chaim, e lui mi guardò sorpreso. Mi chiese” Te ne vai?” Gli risposi di sì. Mi chiese: “ perché?” Gli risposi: “ Devo tornare a Cambridge, stanno per iniziare gli studi”. Si voltò e mi disse: “Ma gli studi a Cambridge non iniziano prima di ottobre”. Non ho mai saputo e ancora non so come lo sapesse, ma aveva ragione. Aggiunse poi: “ Penso tu debba restare per Rosh Hashanah”. Poi disse le’chaim; Me ne andai. Ognuno voleva sapere cos’era successo:” Cosa ti ha detto il Rebbe? Cosa ti ha detto il Rebbe?” Così dissi loro che cosa aveva detto.

Non sapevo – se il Rebbe dice resta, è educato dire molte grazie- non capivo; se il Rebbe dice resta, tu resta. Così restai. Come conseguenza di tutto questo, sentii il Rebbe suonare lo shofar per Rosh Hashanà. Una delle più meravigliose esperienze che io abbia mai avuto. La purezza di quelle note la vista di tutti quei Chassidim da ogni parte che cercavano di catturare la vista del Rebbe mentre suonava lo shofar, mi è rimasta dentro da allora. Era la sfida che aveva lanciato. Una provocazione. Questo non cambiò immediatamente la mia vita.  Tornai all’università, sebbene ancora avvertissi la forza della provocazione del Rebbe. Così, nel 1969 dopo aver ottenuto la mia laurea, andai a studiare a Kfar Chabad, dove il Rav Gafni fu il mio insegnante. E’ stata una bellissima esperienza. Nel 1970 tornai, mi sposai e pur insegnando filosofia e scrivendo un dottorato, ancora sentivo di non aver fatto abbastanza per raccogliere la sfida del Rebbe. Così studiai per smicha. Mi presi la qualifica di rabbino e pensai che fosse abbastanza. Ero cresciuto un pochino come ebreo.  Ora sono pronto a tornare alla mia vita.

Qui feci il mio secondo grande errore: tornai ad incontrare di nuovo il Rebbe.

Gennaio 1978. Il mio amico Lubavitch mi disse esattamente cosa fare: metti per scritto le tue domande e dai al Rebbe tre scelte: una, due,tre e il Rebbe ti dirà quale fare, la uno, la due o la tre. Così scrissi le mie possibilità. Dissi al Rebbe: ho una carriera di fronte a me e ho tre scelte: numero uno, potrei diventare un accademico- halevai un giorno potrei diventare un professore o un membro del mio collegio in Cambridge. Numero due – Sono stato all’università per studiare economia, mi piacerebbe diventare un economista- o numero tre, vorrei diventare un avvocato. Ero un membro dell’Inns of Court, l’Inner Temple dove si studia per diventare un legale. Andai in una yechidus, in un’udienza privata, non sapendo cosa il Rebbe avrebbe risposto, se mi avrebbe indicata  la uno, la due  o la tre. Il Rebbe mi guardò, scorse la lista, ma non era la uno, non era la due, non era le tre. Pensai: Va contro le regole!” Il Rebbe non mi dette il tempo di replicare. Mi disse che l’ebraismo anglosassone era a corto di Rabbini, e così mi disse: “ Devi formare Rabbini”. Specificò il Collegio Ebraico, dove venivano formati rabbini in Gran Bretagna. E mi disse: tu stesso devi diventare un Rabbino della congregazione, così che i tuoi studenti verranno e ti sentiranno fare - ancora ricordo il modo in cui pronunciò la parola- “Sermons”. Ti ascolteranno fare sermoni e impareranno. Disse: tu dici che formerai rabbini e tu diventerai un rabbino. Bene io ero un pò farblonged (perso) – una parola che ho introdotto dall’Yiddish nella lingua Inglese cortesia della BBC - ma se il Rebbe diceva di fare così, andava fatto. E lo feci.  Misi da parte le mie tre ambizioni e ho formato rabbini, ho insegnato al Collegio Ebraico, sono diventato responsabile del Collegio ebraico e sono diventato un rabbino della congregazione, in Goldens Green e Marble Arch. E successe un episodio divertente. Dopo aver messo da parte tutte le mie ambizioni, dopo aver deciso di camminare nella direzione opposta, accadde una cosa divertente. Diventai membro del mio Collegio in Cambridge: Diventai professore. Quest’anno ho addirittura tre posti di insegnamento: uno all’università di Oxford, due all’Università di Londra.

Ho consegnato lezioni di economia, il Maik e l’Hayek e l’ Inner Temple mi ha nominato avvocato onorario e mi ha invitato a  tenere una conferenza davanti a seicento avvocati, i Lord Chancellor- la classe di avvocati più alta- e alla Principessa Anna che ne è il capo. Non si perde niente mettendo yiddishkeit per primo. E ho imparato ancora qualcosa di più profondo: qualche volta il modo migliore per soddisfare le proprie ambizioni è smettere di inseguirle e lasciare che siano loro a venirti dietro. E questo era l’atto secondo.

L’atto terzo accadde nel 1990. L’ebraismo anglosassone stava cercando un nuovo Rabbino capo. Era chiaro che io ero giovane allora per essere tra i candidati. Ma non ero sicuro che io fossi la persona giusta per questo lavoro. E così ne parlai con la mia famiglia, con Elaine, con i miei bambini e tutti furono d’accordo perché io scrivessi al Rebbe e chiedessi consiglio. Misi giù i tzododim lekan u’lekan – i pro e i contro,  e il Rebbe scrisse una risposta straordinaria, senza usare una nuova singola parola. Sapete che il Rebbe, prima di diventare Rebbe, aveva creato una casa editrice, la Kehot, e sapeva che avevo scritto ventiquattro libri. Non lo sapevo ancora, ma egli conosceva i simboli tipografici che sono usati dai correttori di bozze. Così verso la fine della lettera avendo inserito i pro e i contro, scrissi la frase: “ Se loro mi offrono il lavoro, dovrei accettare?” Questa era la risposta del Rebbe: i simboli tipografici per rovesciare l’ordine delle parole. Invece di dire “ Io dovrei?”. La risposta è:”Io dovrei”.

Così dopo tredici anni dal giorno in cui diventai rabbino della congregazione diventai Capo rabbino e in quel lavoro ho cercato di fare del mio meglio.  Se poi l’ho fatto non lo so, ma io ho cercato di fare quello che il Rebbe immaginavo volesse da me: costruire scuole, incentivare la formazione all’interno dell’ebraismo anglosassone, per creare non discepoli ma leaders. E io ho fatto una sola altra cosa che era un pochino inusuale e voglio spiegarvela ora. Non ho mai parlato di questo prima. C’era un momento quando io ero meno coinvolto – la direzione di Lubavitch a Londra mi chiese di collaborare. Ci fu un momento tra il 1970 e il 1980, in cui  il Rebbe  sviluppò una campagna veramente interessante – la campagna shevamitzvos benei noach (per i Noachidi) -  per raggiungere non solo gli ebrei ma anche i non ebrei.

Sapevo che nella mia nuova posizione di Rabbino Capo, potevo farlo.

Così ho iniziato un programma sulla BBC, in radio, in televisione, scrivendo per la stampa nazionale. Ho scritto libri che venivano letti da ebrei come  da non ebrei e l’effetto fu assolutamente straordinario. Più io parlavo più anche coloro che non erano ebrei volevano ascoltare,. Più io scrivevo più loro volevano leggere. Ho compreso non solo la saggezza, la immensa capacità di previsione del Rebbe nel capire che il mondo era pronto ad ascoltare un messaggio ebraico. Ma tutto questo mi ha insegnato anche qualcos’altro. Voglio che mai dimentichiate queste parole. I non ebrei rispettano gli ebrei che rispettano l’ebraismo. E i non ebrei sono imbrazzati dagli ebrei che sono imbarazzati dall’ebraismo. Il Rebbe ci insegnò come riempire il verau kol amei haaretz ki shemhashem nikra alecha. Tutto il mondo deve vedere che noi non ci vergognamo di essere ebrei.

Così, ai tre punti critici che hanno rivoltato la mia vita, il Rebbe era diventato il mio sistema di navigazione satellitare, mostrandomi dove e come andare. E sebbene io allora non riuscissi sempre a capire, guardando indietro vedo ora  quanto fossero straordinari i suoi consigli.

La maggior parte delle persone guardano gli altri e vedono l’apparenza. Le grandi persone guardano gli altri e vedono cosa sono davvero gli altri. Il più grande dei grandi, e il Rebbe era il più grande fra i grandi, vedono gli altri e riescono a vedere cosa diventeranno. E questa è la loro grandezza. E voi siete i testimoni di questo fatto cioè che ognuno di voi, è stato  trasformato dal Rebbe e che attraverso di voi è riuscito a cambiare il mondo. Attraverso di voi , suoi Shluchim, e attraverso tutte le altre persone speciali che vi aiutano e rendono il vostro lavoro possibile. E ora amici noi dobbiamo continuare a trasformare il mondo. E come facciamo?  Noi lo facciamo precisamente tenendo presente le parole che sono prese dal Hayom Yom e che sono il tema della conferenza di quest’anno:” ah shliach iz doch an ain zach mit dem mishaleiach” (Uno shaliach è una cosa unica con la persona che lo manda).

Sappiamo dal Reb Yosef Engel, dal Rebbe stesso che ci sono vari livelli  nell’essere Shliach ma il più alto livello come si dice nell’Hayom Yom : “ in altz mekushar!”. Uniamoci in ogni singola cosa che noi facciamo:” "es geit ah Chassid, est a Chassid, shluft ah Chassid".

Amici, se noi viviamo e respiriamo il Shlicus, il Rebbe egli vivrà in noi. La domanda è: cos’è lo Shlicus qui ed ora? Ci sono molte cose che noi possiamo dire riguardo alle sfide dei mesi avvenire. Voglio dire tre cose: numero uno – pensateci- Il Rebbe come ogni Rebbe raggiunge il suo obiettivo ad avvicinare la geula e a portare Moshiach. Ma il Rebbe era diverso dagli altri rabbini perché il Rebbe lo fece con particolare urgenza e, sebbene non ne abbia specificato la ragione, io c’ho riflettuto sopra e ho pensato che, può darsi che io mi sbagli, lo abbia fatto perché è stato il primo Rebbe a divenire Rebbe dopo l’Olocausto.

E come riscattare un mondo che ha vissuto e testimoniato gli accadimenti causati da  Hitler? Il Rebbe fece qualcosa di assolutamente straordinario. Si è detto: se i nazisti ricercavano ogni ebreo nell’odio, noi ricercheremo ogni ebreo nell’amore. Questa era la risposta radicale all’Olocausto e non so se ancora si riesce a capire. Oggi in molte parti del mondo l‘antisemitismo è ritornato, e baruch Hashem ( ringraziando D-o) ci sono centinaia di organizzazioni che lo combattono. Ma ancora nessuno dice quello che il Rebbe ha detto – lo ha fatto non esplicitamente ma implicitamente. Se volete combattere sinas yisrael allora praticate ahavas visroel.

Amici alzino le mani coloro che pensano che ci sia troppo ahavas yisrael nel mondo. Così amici noi abbiamo lavorato per farlo, dobbiamo lavorare ancora per questo. Gli antisemiti come sapete sono totalmente pazzi.

Gli antisemiti credono che gli ebrei controllino le banche, i media, che controllino il mondo. Fa poco che essi sappiano che noi non possiamo controllare neppure una meeting della sinagoga.

E questa è la ragione per cui amici, se ci sono sonei iisroel fuori di qui, noi abbiamo ohavei yisrael, se il Rebbe stesse parlando a noi oggi, direbbe "es geit ahavas yisroel, est ahavas yisroel, shluft ahavas yisroel" , se tu ami gli ebrei, amali ancora di più!

Punto due. Se volete mekarev yidden fatelo nel modo in cui il Rebbe lo fece quando egli portò lontano uno studente di vent’anni e lo trasformò in un leader. Amici,una volta ho sentito una bella storia da uno shliach che si era recato in una piccola cittadina in Alaska. Chiese al municipio e alle autorità locali: ”Ci sono ebrei qui”?  Gli dissero che non ce n’erano. Così chiese, per non tornare indietro senza aver fatto niente, se poteva andare in visita ai bambini del luogo per fare una chiacchierata. E il preside o il responsabile della scuola non mi ricordo bene la storia, fu proprio lo shliach stesso a raccontarmi questa storia, rispose che andava bene. Così andò ed entrò in una classe e chiese “Bambini avete mai incontrato un ebreo?” Una bambina alzò la mano e disse: “Sì”. Le chiese: “Chi è?”. Rispose:” Mia madre”.

E lui si mise a pensare: “ Che sta dicendo questa bambina?bE’ l’unica bimba ebrea in questa scuola, è la sola ebrea in tutta la città. C’è  un modo che io la possa  convincere a partire per venire a vivere dove ci sono yidden. Cosa posso dire a questa bimba ora? Che la porterò a vivere con degli ebrei?”

E questo è quello che fece; le chiese se ogni erev Shabbos accendeva le candele di Shabbos. E le disse: “Non so se tu lo sai, ma in Alaska è il posto più ad ovest nel mondo, dove ci sono ebrei, è l’ultimo posto nel mondo dove arriva Shabbos. E quando ogni ebreo accende le candele di Shabbos porta pace al mondo. Così ogni Shabbos tutto il mondo aspetta che anche tu accenda le tue candele, che saranno sempre le ultime ad essere accese.”Potete immaginarvi cosa significò per quella bimba?” Avrebbe potuto chiedere alla ragazzina che cosa stava facendo in questo posto, senza che ci fosse neppure un ebreo? Invece nel modo più bello la fece sentire importante. Quella bimba aveva un compito per tutti gli ebrei, per tutto il mondo. Questo è il modo con il quale si possono cambiare le vite, e questo è il modo in cui il Rebbe cambiava le vite: mostrando alle persone la grandezza che non sapevano di aver mai avuto. Mostrando alla gente cosa potrebbero diventare. Così questi sono i primi due modi. Ama gli ebrei e mostra loro cosa possono diventare.

L’ultimo punto penso sia veramente semplice, Rosh Chodesh Kislev – Chanukah è sulla strada. C’è la famosa machlokes (discussione) nel Talmud, Gemara Shabbos, daf chof beis sulla seguente domanda; madlikin mi’ner le’ner o’lo? Puoi portare una candela di Chanukah e usarla per accendere un’altra candela di Chanukah? Si o no? Su questo punto c’è una machlokes tra Rav e Shmuel, Rav dice no, Shmuel dice sì. Rav dice no perché ko machish mitzvah, sminuisci la Mitzvah. Se io prendo una luce per accendere un’altra luce, io verso una piccola quantità di olio o un po’ di cera e il risultato è che io diminuirò la prima luce. E Shmuel non si preoccupa di questo. Ora noi sappiamo in generale che qualsiasi machlokes tra Rav e Shmuel, Halacha k’Rav, la legge è sempre come Rav contro Shmuel, con solo tre eccezioni e questa è una di quelle.

Qual è l’obiettivo? Di cosa stanno discutendo? E perché in questo caso è la legge non è con  Rav ma con Shmuel?

E la risposta la troverai nel mondo ebraico d’oggi, porta due yidden, due ebrei, entrambi religiosi, entrambi frum, entrambi erlich, entrambi yorei shamayin, entrambi conservano la mitzvos, kale ke’chamura. Ma c’è una grande differenza tra di loro; Uno di loro dice: io curo la mia luce e se io coinvolgo ebrei che non sono frum, non sono religiosi, che non sono convinti, machish mitzvah – il mio  yiddishkeit sarà diminuito. Questa è la visione di Rav, e Rav era un gigante spirituale. Ma Shmuel ha osato andare oltre. Ha detto: quando io prendo la mia luce per accendere l’anima di un altro ebreo, io non ho meno luce, ne ho di più. Perché mentre c’era una volta una sola luce, ora ce ne sono due, e può darsi che da queste due ne arrivino delle altre! E a proposito di questo l’Halacha è con Shmuel. Amici questo è quello che si dice essere uno Chassid, di paskin come Shmuel, è sapere che quando incontriamo ebrei che sono meno credenti di noi, la nostra luce non è diminuita; il risultato è  che noi creiamo più luce nel mondo. Uno Chassid del Rebbe sa, aron nossei es noisav, che se tu trascini un altro ebreo, tu stesso sei trascinato. Se accendete con la vostra candela e si accende una  fiamma nel cuore di un altro ebreo, la vostra luce non diminuirà, ne verrai trasportato;

la vostra luce diventerà doppia. Amici. Quarantadue anni fa, uno dei più grandi leaders di tutti i tempi, prese una studente sconosciuto che viveva a migliaia di miglia di distanza, e accese una luce nella sua anima che è bruciata da quel giorno fino ad oggi, e non lo ha fatto per se stesso ma per dieci mila di migliaia di altri. E noi siamo suoi Shluchim. Non lo faremo mai pienamente, ma faremo del nostro meglio per camminare come egli camminava, per mangiare come egli mangiava, per essere shluft come egli è stato shluft.

E voi sapete, voi sapete cosa io so e nel silenzio delle nostre anime possiamo sentire cosa il Rebbe ci direbbe. Ci direbbe:” Pensate di aver fatto abbastanza? Dovete essere come una luce di Chanukah, mosich veholech – occorre sempre fare di più. Mailin hakodesh, v’ein moredin – in kedushah, vi arrampicherete sempre, e c’è sempre una montagna in più da scalare. E ci direbbe: numero uno, vivi, respira, e dormi ahavas yisrael; numero due fa degli altri ebrei dei leaders; e numero tre, sii madlik mener le’ner, porta la tua luce e fa luce agli altri. Ed insieme accendiamo una fiamma nei cuori degli altri ebrei ed insieme illuminiamo il mondo. Amen.

Pubblicato venerdì 2 dicembre 2011 alle 01:35:45

 
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